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FRANZ LEHÁR

 

CRONOLOGIA

 

1870 30 aprile - Franz Lehár o Ferenc Lehár nasce a Komárom, da Franz e da Cristina Neubrandt, austriaca. Diventerà famoso soprattutto come compositore di operette. Inizia gli studi con suo padre, direttore di banda militare

1882/1888 Studia violino e teoria musicale al Conservatorio di Praga. Su consiglio di Dvořák, si concentra sulla composizione che studia con Zdenek Fibich.

 

1888 Dopo aver conseguito il diploma, suona il violino presso l'orchestra sinfonica di Barmen-Elberfeld. Più tardi si unisce alla banda del padre, 50° fanteria, con il ruolo di assistente del capobanda.

 

1890 Diviene direttore della banda militare del 25° reggimento di fanteria a Losoncz. Durante questo periodo il giovane Franz inizia a comporre e scrive la sua prima opera lirica, Rodrigo, mai rappresentata.

1894 La breve esperienza orchestrale non lo soddisfa e sceglie di seguire le orme paterne: lascia l’incarico per andare a Pola a dirigere la banda militare navale di quel porto, poi sarà a Losoncz, Trieste, Budapest e Vienna con l’incarico di direttore di banda in vari reggimenti austro-ungarici. A Pola conoscerà il poeta Felix Falzari.

1896 27 novembre – a Lipsia va in scena la sua prima opera, Kukuschka, su libretto di Felix Falzari poi ribattezzata nel 1906 Tatjana. L’opera ha discreto successo ma non tale da consentirgli di lasciare la direzione di una banda militare. A questa attività affianca presto quella di autore di arrangiamenti per banda di noti brani classici e di canzoni popolari. In questo periodo prende forma la sua espressività artistica. All'inizio del secolo per un musicista di sangue austriaco e ungherese, intenzionato a scrivere musica per il teatro, l'operetta rappresenta l’unica alternativa. Franz vuole quindi cimentarsi nel genere straussiano. Ha idee chiare: il libretto deve proporre situazioni divertenti ma anche sentimentali, permeate da classe e buon gusto. Riguardo alla musica, sa che il valzer è ancora un elemento vincente. Lehár non è Strauss, e se ne rende conto: il suo valzer non puo essere travolgente e impetuoso come quello dell'autore del Pipistrello. Oltre al valzer, il giovane Lehár punta molto su un brano d'insieme, vivace e a ritmo di marcia, che possa segnare inconfondibilmente ciascuna operetta: strategia che avrebbe in seguito portato al magnifico settimino “È scabroso le donne studiar” de La vedova allegra. Lehár crede profondamente nella validità della "piccola lirica" e nel valore artistico del genere: non si sente affatto declassato rispetto agli altri compagni di conservatorio che si accingevano a trattare generi musicali "seri". Il suo repertorio di compositore include anche sonate, poemi sinfonici, marce e danze.

1898           Si trasferisce a Trieste a dirigere la locale banda navale militare.

1898           Prende il posto del padre presso l'87° reggimento in Budapest.

1899 Trasferitosi a Vienna, ha l'occasione l'anno dopo di comporre un valzer per il gran ballo mascherato che l'estrosa e raffinata principessa di Metternich dà a corte. Il tema del ballo è Oro e argento e così viene intitolato il suo valzer che, divenuto subito famoso in tutto il mondo, lo porta all'attenzione di editori musicali e dei gestori di teatri.

1902 Lascia l'esercito per la direzione del Theater an der Wien di Vienna, posizione che abbandona presto per dedicarsi esclusivamente alla composizione.

Novembre – Viene messa in scena la sua opera Wiener Frauen (Donne Viennesi) interpretata dal magnifico Alexander Girardi, che porta al successo la "Marcia di Nechledil". Da più parti già si guarda con un certo interesse al giovane compositore ungherese. Da quel momento in poi vive a Vienna, dedicando tutto il suo tempo alla composizione.

1905 30 dicembre - viene messa in scena per la prima volta al Theater an der Wien il suo più grande successo, Die lustige Witwe (La Vedova Allegra) un’operetta in tre atti su libretto di Viktor Léon e Leo Stein, dalla commedia L'attaché d'ambassade di Henri Meilhac (1861).

Valzer e galop, czardas e polke si susseguono senza posa in quest’operetta incentrata, com’è noto, sulle schermaglie amorose tra due ex fidanzati, originari entrambi dell’immaginario stato del Pontevedro, che si ritrovano nella Parigi della Belle Époque. Giovanissimi, Anna e Danilo erano stati divisi dall’aristocratica famiglia di lui, ostile all’unione con una povera borghese. È passato qualche anno. Trasferito nella capitale francese con l’incarico di segretario d’ambasciata, il bel conte Danilo Danilowich passa ora le serate “chez Maxim”, conteso da dame e grisette. Ma la vera sorpresa è Anna, giovane vedova del banchiere di corte Glavari, che la vita ha trasformato in un’affascinante ereditiera, proprietaria di oltre la metà della piccola nazione, collocata dagli autori nel cuore della Mittleuropea. L'operetta, ambientata a Parigi, parla del tentativo di ingraziarsi la Francia da parte dell'ambasciata Ponteverdina, facendo sposare la ricca vedova Hanna Glavari con il conte Danilo, sua antica fiamma. Nel frattempo si sviluppa il triangolo amoroso tra il Barone Mirko, sua moglie Valencienne e Camille de Rossillon. Hanna Glavary è rimasta presto vedova del ricchissimo banchiere di corte del piccolo stato di Pontevedro; un suo matrimonio con uno straniero provocherebbe la fuoriuscita dei milioni di dote della signora e il collasso delle casse statali. La vedova è ora a Parigi e il sovrano di Pontevedro, preoccupatissimo, incarica il proprio ambasciatore a Parigi, barone Zeta, di trovarle un marito pontevedrino. L'ambasciatore Zeta e il suo cancelliere Niegus, cercano un candidato e lo individuano nel conte Danilo Danilovich che in passato ha interrotto una storia d'amore con Hanna su pressione della famiglia, a causa delle umili origini di lei. Cogliendo l'occasione del compleanno del sovrano, il barone Zeta organizza una festa all'ambasciata, durante la quale, con Niegus, cerca di convincere Danilo a sposare la vedova. Hanna ama ancora Danilo, tuttavia non lo vuole dimostrare e anzi cerca di ingelosirlo. Frattanto si intreccia la storia d'amore della moglie del barone Zeta, Valencienne, con il diplomatico francese Camille de Rossillon; durante un ballo in casa Glavari, i due si nascondono nel padiglione; stanno quasi per essere scoperti dal barone Zeta, quando Niegus, meno sbadato di quel che sembra, riesce a far uscire per tempo Valencienne e a sostituirla con Hanna. Quando Hanna esce dal padiglione con Rossillon, sembra chiara la scelta del futuro marito: un parigino... tutto sembra compromesso; Danilo è furioso e lascia la festa; Zeta non capisce se la moglie lo ha tradito o no. Ha luogo una nuova festa in casa Glavari con tema le atmosfere e i balli di Chez Maxim; Danilo si consola bevendo champagne e con le famose grisettes; Hanna gli spiega però che è stato Niegus a effettuare lo scambio di persona nel padiglione, per salvare Valencienne. Dopo tante schermaglie e sofferenze, Danilo dichiara il proprio amore a Hanna, che annuncia il suo matrimonio con Danilo.

Dal 1905 il fortunatissimo lavoro di Lehár conserva tuttora i suoi magnifici requisiti. Con questa partitura Lehár trovò definitivamente il suo stile. La novità assoluta di quest’operetta consisteva nel carattere apertamente erotico della trama e nella sensualità e passionalità della musica, che raggiunge il suo apice con il celebre valzer “Tace il labbro”, nella Canzone di Vilja o nel duetto del padiglione. A chi gli rimproverava di realizzare creazioni troppo operistiche e sentimentali, egli rispondeva: «Non credo che lo scopo dell’operetta sia quello di trascinare nel ridicolo e nel buffo tutto ciò che è bello e sublime. Il mio obiettivo è nobilitare l’operetta!». Incarna un'epoca, un modo di vedere la vita, una cultura. Le repliche si susseguono in tutto il mondo con esiti incredibili. Chi frequenta il teatro nel periodo 1905-1915 non può non assistere alle repliche dell'operetta più famosa del mondo; diventa quasi un obbligo morale. Lehár ha capito cosa vuole il pubblico e qual è la nuova funzione dell'operetta. La parola d'ordine è "seduzione", in senso musicale, nei contenuti, nel fascino dell'ambientazione, nelle pieghe della comicità. La vedova allegra inebria il pubblico di piacere per la vita, di favola e di sogno, di risvolti dolce-amari prontamente riscattati dall'umorismo e dal sorriso. Lehár diviene un uomo ricco e felice ma negli anni successivi l'ispirazione sembra scemare: il nome di Lehár continua più che mai ad essere associato alla sola Vedova. Il successo di quest'operetta gli procura nell'immediato un grosso guadagno che tuttavia egli perde a causa di azzardate operazioni finanziarie alla Borsa di Vienna. Reso prudente da questa brutta esperienza, ritorna all’agiatezza grazie alle successive operette, divenendo presto una delle persone più facoltose della capitale austriaca e fondando anche una sua casa musicale, la Glocken-Verlag.

1906 Acquistata una casa a Bad Ischl in Svizzera, conosce Sofia Meth, figlia di un commerciante ebreo di tappeti e già sposata. I due iniziano la vita in comune.

1909 12 novembre – Al Theater an der Wien va in scena Il conte di Lussemburgo. In questo periodo Lehár matura la decisione di tentare un rinnovamento: l'intreccio fra tenore e soprano e quello fra buffo e soubrette scorrono paralleli. D'ora in avanti, in ogni parte d'Europa, ogni compositore di operetta dovrà tenere presente il nuovo schema lehariano de Il conte di Lussemburgo.

Siamo a Parigi. È carnevale e non manca la voglia di festeggiare anche a quell’allegra brigata formata da tanti giovani squattrinati che vivono a Montmartre. Fra loro c’è anche René, Conte di Lussemburgo, nobile quanto spiantato. Con lui è il suo amico Armand Brissard, pittore eternamente alle prese con la scarsità di denaro e con il pudore della sua modella Juliette. In questo clima, dove regna la voglia di divertirsi, ma il denaro scarseggia, René riceve una straordinaria proposta da un aristocratico russo. Il Principe Basilio Basilowitsch è innamorato della bella Angela Didier, cantante dell’Opéra, ma non può sposarla per l’insormontabile differenza di condizione sociale. Angela non è nobile, ma può diventarla. Basilio, in cambio di una forte somma di denaro, chiede al Conte di Lussemburgo di sposare la cantante conferendole così il necessario titolo di Contessa, divorziandone tre mesi dopo e rendendola disponibile ed adeguata alle nuove nozze. Il matrimonio fra René e Angela dove essere, naturalmente, senza... consumazione: i due non dovranno né conoscersi né vedersi. René accetta. Durante la cerimonia benché i due non riescano a vedersi, allo scambio degli anelli le loro mani si toccano e ciò basta a far nascere un confuso sentimento d’attrazione. René tiene fede ai patti, si disinteressa della donna e vive giorni di sfrenata allegria con il suo amico Armand. Durante le sue scorribande libertine però, René, senza sospettare che si tratti di sua moglie, ha visto Angela sulla scena, se n’è innamorato e, con l’intenzione di corteggiarla, interviene, grazie ai favori di Juliette, alla festa che la cantante ha offerto per il suo addio al teatro. Il tocco di un guanto di Angela ricorda a René il fugace contatto avuto durante la cerimonia nuziale. I due si riconoscono, si amano e decidono di restare marito e moglie complice anche l’arrivo di una vecchia fiamma del Principe Basilio, la Principessa Kokozow. Il cerchio si chiude ben presto in un saggio lieto fine: mentre Basilio si dispera due coppie gioiscono, perché anche Armand e Juliette hanno trovato il coraggio di sposarsi.

1910 8 Gennaio – Al Karl-Theater di Vienna va in scena Amor di zingaro. In cuor suo il compositore magiaro, ormai viennese di adozione, non crede nel Conte di Lussemburgo; la sua attenzione è tutta riposta in Amor di zingaro, in risposta alle Manovre d'autunno che Kálmán ha portato in primo piano. La critica non risparmia frecciate e sarcasmi alle sue ultime opere; Lehár pensa che deve limitare le pagine "leggere", tentare di dare lustro allo spartito con la melodia più che col motivo d'effetto.

1911 24 novembre – Al Theater an der Wien di Vienna va in scena Eva, ricca di buoni spunti ma ingenua nel libretto.

Eva è una giovane operaia che lavora nelle vetrerie di Montailleux in Belgio ed è la “mascotte” del personale. Eva è stata abbandonata ed il buon Larousse, operaio anch’egli, l’ha adottata e non le fa mancare il suo affetto. Nel giorno del suo ventesimo compleanno Eva conosce il nuovo proprietario delle vetrerie, Ottavio Flaubert: bello, ricco, gran viveur. Eva ne rimane colpita: il mondo di Ottavio, con i suoi amici allegri e spensierati, le ricorda quello del teatro che tanto l’attrae. Eva, pur non sapendolo, è figlia di una famosa cantante. Fra gli amici di Ottavio spicca Dagoberto, un buffo signore, innamorato di Gipsy, donnina di pochi scrupoli che cerca nel matrimonio con Dagoberto una tranquilla e definitiva sistemazione. Essa viene invitata da Ottavio nella sua villa, lui la corteggia, la incanta, la seduce, ma giungono gli operai, guidati da papà Larousse, decisi a difenderne l’onore. Il giovane vedendosi in difficoltà, annuncia che Eva sarà la sua sposa ma, appena gli operai se ne sono andati, ride divertito. Era solo finzione. Eva è disperata: Ottavio l’ha presa in giro. Per Eva un altro abbandono è troppo, fugge! Sola, sfiduciata e delusa ritrova a Parigi Gipsy e Dagoberto. Saranno loro ad aiutarla sfruttando il talento che Eva ha ereditato dalla madre. Passano due anni Eva è una famosa cantante e lavora con Gipsy. Una sera, durante uno spettacolo, Eva ed Ottavio si incontrano. Eva è cambiata: non è più la ingenua e sognatrice ragazza che Ottavio ha conosciuto a Bruxelles ma è una donna sicura ed affermata. Le lusinghe di Ottavio non fanno più breccia nel suo cuore o almeno così crede. Anzi, per fargli dispetto Eva dice di essere fidanzata con un Duca. Ottavio si sente mancare. E’ sincero: ha sempre amato Eva… poi la verità, anche Eva ama ed ha amato solo lui: la felicità non è più chimera.

1913 11 ottobre - La moglie ideale, va in scena al Johann Strauß-Theater di Vienna. L’operetta si rivela ibrida e banale. La "stella" lehariana sembra appannarsi. Nubi funeste di guerra inquinano l'animo del compositore di Komàrom. Il mondo si trasforma, l'impero austro-ungarico crolla, sui giornali si ironizza sull'operetta ritenuta anacronistica ed obsoleta. Lehár sogna un universo sereno dove regni la pace dell'anima.

1914 30 gennaio - Il superbo Finalmente soli! viene rappresentata al Theater an der Wien di Vienna- Il 2° atto, privo di parti in prosa, è un atto di opera lirica, un lungo e suggestivo duetto d'amore. Puccini loda Lehár e lo invita a continuare su questa strada ma il pubblico sembra distratto.

1920 28 maggio – al Theater an der Wien, Vienna va in scena La Mazurka blu che reca echi polacchi e reminiscenze classiche; non sarà però un successo. Lehár non riesce a farsi una ragione della scarsa risonanza delle sue opere, è avvilito.

1921 Sofia ottiene il divorzio dal primo marito e può così sposare Lehar

1922 3 maggio – a Milano viene rappresentata La danza delle libellule composta insieme al popolarissimo Carlo Lombardo. Dopo aver frequentato il Conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli, Lombardo era diventato direttore d'orchestra della compagnia d'operetta Maresca. Da quel momento capisce che l'operetta avrebbe potuto trovare un suo pubblico anche in Italia. A 22 anni scrive la sua prima operetta, Un viaggio di piacere, a cui seguono altri quattro titoli che non hanno alcuna risonanza. Con l'avvento di Lehár, Lombardo si trova spiazzato: il gusto viennese ha invaso la nostra penisola. I tentativi di avviare un tipo di operetta nazionale paiono timidi e incerti. Non potendo combattere ad armi pari i prodotti che vengono dall'estero, Lombardo decide di collaborare con i compositori stranieri più in voga. Per ottenere il permesso di rielaborare le loro operette, sceglie compositori poco noti in Italia, come Weinberger, Eysler e Ziehrer. Ben presto fonda una propria compagnia che si giova delle più grandi stelle dell'operetta di quel periodo, oltre che di messinscene fra le più ricche viste a quei tempi. Il periodo d'oro di Lombardo comincia con il 1917 con il debutto di La duchessa del Bal Tabarin, tratta da Majestät Mimi di Bruno Granichstaedten. Lo stile piccante del libretto, accoppiato a musiche eleganti e carezzevoli, sono gli elementi del grande successo di questa operetta. Se il pubblico gradisce lo "scandalo", Lombardo non lo priva di questo piacere. Negli ambienti della Parigi notturna e sinistra è ambientata Madama di Tebe, che segue di un anno La duchessa del Bal Tabarin. Altro trionfo. Nella sua frenesia il compositore partenopeo scrive nel 1919 il libretto del di Mascagni, libretto e adattamento de Il re di Chez Maxim di Costa. Nel 1922 mette a segno due autentici "colpi" da maestro: Scugnizza e La danza delle libellule. Della prima è autore solo del libretto, della seconda, oltre al libretto, riadatta alcune melodie dello Sterngucker di Lehár. Di successo in successo Lombardo, proprietario di una florida casa musicale a Milano, vede crearsi un impero sotto i suoi stessi occhi. Le Compagnie di cui era proprietario gli assicuravano introiti sbalorditivi per quei tempi. Nella Regini diviene la sua soubrette per eccellenza e l'autentica diva del palcoscenico d'operetta. Nel 1923 nasce il fortunatissimo connubio Lombardo-Ranzato, in cui l'estroso factotum fa di solito le veci del librettista, anche se non di rado riadatta qualche melodia del violinista veneziano o addirittura scrive lui stesso qualche pagina. Il paese dei campanelli solleva entusiasmi leggendari, Luna Park trova il favore delle folle, Cin-ci-là bissa il successo de Il paese dei campanelli. Nel 1925 Lombardo vuole dedicare a Venezia un’operetta composta di suo pugno (finalmente!), La fornarina, che ha vita breve. Se le cose vanno male quando lavora in proprio, brillano di successo nel momento in cui si ricrea il binomio Lombardo e Ranzato. Dopo uno zibaldone poco riuscito come Gigolette, assieme a Ranzato compone La città rosa, fresca e gradevole. Con Renato Simoni scrive nel 1929 La casa innamorata, dai contenuti più credibili delle banalità degli ultimi prodotti con Ranzato. Nel 1931 il manierismo di Lombardo si fa tangibile con la bizzarra Le tre lune, a cui segue la sentimentale L'appuntamento nel sogno, non esente da elementi rivistaioli. Lombardo le ha ormai provate tutte ma l'operetta italiana era pressoché agonizzante. Nel 1922 invece Carlo Lombardo è nel pieno del suo periodo più favorevole e ottiene da Lehàr in persona il permesso di riadattare le melodie dello Sterngucker, già presentato, con poco successo, a Vienna, nel 1916. Nelle abili mani del compositore-librettista napoletano l’operetta si trasforma così piacevolmente da indurre lo stesso Lehàr a presentarla prima a Vienna, poi in vari paesi d’Europa e in America. Nei Paesi del Nord Europa ancora oggi La Danza delle Libellule è la più rappresentata tra le operette italiane, ed è nota col titolo Le Tre Grazie.

Le tre maliarde del titolo sono Elena, Tutù e Carlotta che, in competizione tra loro, sfoderano tutte le armi della seduzione per conquistare Carlo, un cacciatore dal cuore di ghiaccio. In una Scozia da cartolina illustrata, tra castelli, parchi e patinoires, gli aleggiano intorno come falene scatenando la gelosia dei rispettivi mariti che si coalizzano minacciando di fare arrestare Carlo per caccia di frodo. Per tutta risposta, Carlo si presenta in frack al castello di Nancy dove fervono i preparativi per uno spettacolo in cui ognuno vestirà i panni di una divinità dell’Olimpo. Solo alla fine, come era prevedibile, sapremo chi sarà la prescelta dal misterioso Carlo, che aggiungerà sorpresa a sorpresa svelando la sua vera identità. Alle belle deluse non resta altro che consolarsi ballando uno scatenato fox-trot: il Fox-trot delle gigolettes che, con Bambolina, è tra le arie più popolari di questa operetta. Molti sono i momenti di divertimento o di spettacolarità, come la scena delle pattinatrici su ghiaccio o la recita al castello.

Accetta di musicare un atto unico, Frühling (Primavera). Nell'operetta ci si esotizza sempre più e Vienna impazzisce per La bajadera di Kálmán, dal profumo indiano.

12 maggio - Lehár rimasto colpito da L'usignolo madrileno del rivale Leo Fall compone l'iberica Frasquita andata in scena al Theater an der Wien, Vienna. Lo spartito è fra i più interessanti degli ultimi anni lehariani ma solo tre anni dopo giungerà il vero favore del pubblico.

Armando Mirbeau, giovane parigino scapestrato, arriva con l’amico Ippolito in un sobborgo di Barcellona, dove è atteso dallo zio Girot, specialmente dalla cugina Dolly, che non vede da molti anni e che dovrebbe diventare la sua fidanzata. Viceversa Armando è innamorato di Frasquita, una bella gitana, che in un tabarin di Barcellona è stella di prima grandezza. Armando, che con lo zio, la fidanzata e l’amico Ippolito è entrato nel locale, vedendo Frasquita, sente riaccendere la fiamma e, mentre si stringono i legami tra Dolly e Ippolito, dopo un magnifico duetto d’amore, cede alle sue lusinghe. Dopo poco, tornato al tabarin vede la gitana danzare per la gioia di alcuni ammiratori. Folle di gelosia la insulta e Frasquita, a sua volta, risponde di non averlo mai amato e di essersi soltanto voluta vendicare di un’offesa che Armando le aveva arrecato al loro primo incontro. Naturalmente è vero il contrario. In virtù di uno stratagemma dello zio Girot, Frasquita, già cacciata una prima volta, riesce ad introdursi in casa di Armando e a farsi perdonare.

1923-24 Due operette trascurabili: La giacca gialla e Clo Clo. Si chiude però un ciclo.

1925 30 ottobre - Con La danza delle libellule Lehár che, da adesso in poi, non perde più un colpo, guadagna cifre ragguardevoli. Nuovi orizzonti si schiudono nel panorama di Lehár e in quello dell'operetta viennese. L'acclamato tenore Richard Tauber accetta la collaborazione con Lehár ed inizia una nuova stagione, florida e rigogliosa. Paganini, andato in scena al Johann Strauß-Theater, Vienna è il primo frutto del connubio Lehár-Tauber e si attesta finalmente su altri livelli. In Italia va in scena una gradevole rielaborazione dello Sterngucker.

Atto I A Capannori, paesino del Principato di Lucca (siamo nel 1810), Niccolò Paganini, che è alla vigilia di un suo concerto alla capitale, non è un ospite gradito. La gente del luogo lo tiene in conto d’uno stregone, di un posseduto dal demonio. Il suo impresario (il manager non è stato ancora inventato), signor Bartucci, fa di tutto per dissuadere la popolazione ostile, ma è Niccolò stesso che un giorno si fa amica la folla di Capannori, incantandola col suo magico strumento. Ed ecco che al paesino, quel giorno stesso, arriva in pompa magna tutta la corte di Lucca, per una partita di caccia. Ecco Anna Elisa, la sorella di Napoleone sposata al principe Baciocchi; ecco il principe Felice Baciocchi, e accanto a lui Bella Giretti, prima ballerina di Corte; ecco avanti a tutti il Marchese Pimpinelli, gentiluomo di camera; tutto l’entourage fa seguito. Ed ecco, oh fatalità, l’incontro di Paganini con Anna Elisa. Occorre dire che il violinista si rivela l’incorreggibile donnaiolo che sappiamo? E che Sua Altezza Imperiale non rimane insensibile? Ma ahimè, sul più dolce di un tête-à-tête (Niccolò ignora per il momento l’identità della sua compagna di flirt) ecco Bartucci con la straziante noti zia di un infortunio sul mestiere. Hanno proibito il concerto. L’ha proibito il Principe Baciocchi, in seguito ad un rapporto sulla moralità di Paganini. Paganini prorompe, parte in quarta contro il potere vice-imperiale, dice che se ne infischia, che se ne andrà fuori dei piedi. Anna Elisa, che nel frattempo è messa al corrente dal Marchese Pimpinelli delle assiduità del Principe verso la Giretti (le abbiamo constatate anche noi personalmente), decide di rendere al consorte pan per focaccia. Questo pane si chiama Paganini: Anna Elisa interviene, si rivela all’artista, guarda in faccia il marito, pro clama: “Paganini suonerà! Lo voglio!”. Baciocchi mangia la foglia, e ritira il veto.

Atto II Nicolò non soltanto ha tenuto il concerto, ma adesso è addirittura Maestro di Corte: Anna Elisa sa bene quel che fa. E pure noi. L’idillio si svolge esattamente secondo i piani prestabiliti, e anche i rapporti Baciocchi-Bella Giretti marciano. Soltanto il Marchese Pimpinelli “sta a guardare”, lui che parteciperebbe in qualche modo, tanto volentieri, al patto quadri partito. Pazienza! Ma ecco che il violinista di Corte, cambia improvvisamente di corte, leggerone com’è più di una piuma al vento. Ad un tratto, si fa cogliere dal vento di Bella Giretti, e ci casca come uno scemo. Frattanto le cose, all’improvviso, si complicano: piomba alla Corte di Lucca, inviato d’urgenza dall’Imperatore Napoleone, il Generale Hédouville; l’Imperatore, al quale sono giunte all’orecchio (oh pettegola Parigi) certe storielle sulla relazione Anna Elisa-Paganini, esige l’immediato allontanamento dell’ospite. Paganini sia condotto a Parigi, magari arrestato, tambur battente. Anna Elisa s’indigna contro l’ukase fraterno. Paganini resterà: anzi, parteciperà al con certo di questa sera. Non c’è altro: il Generale può andare. Ma il diavolo (amico di Paganini) ci mette tanto di coda, accidenti agli amici. Anna Elisa, a un certo punto, ha fra le mani la prova concreta della fragilità cardiaca di Paganini: una dedica a Bella Giretti. Ah sì? Bene: la sorella di Napoleone fa richiamare Hédouville. “Avete ragione, Generale. Paganini sia arrestato. Dopo il concerto. Buonasera”. E il concerto ha luogo. Terzo intervento dell’amico diavolo: Paganini suona le “Streghe” come non ha suonato mai. È un trionfo mai visto. Anche le streghe ci fanno un figurone straordinario. Siamo però all’arresto del fellone. Ohibò, non sia mai detto, pensa la sorella di Bonaparte. Perdere un uomo simile? E mentre Hédouville si avanza coi suoi uomini, per la cattura: “Paganini, datemi il vostro braccio!” sentenzia Anna Elisa. E fiera, a braccetto del violinista, passa sotto gli occhi (e i fucili) dei gendarmi di Hedouville schierati sull’attenti.

Atto III In un covo di contrabbandieri al confine del piccolo ma intraprendente principato, ritroviamo Paganini: sappiamo che se n’è venuto via da Palazzo, ha scelto la libertà. Eccolo, lo sciagurato, che trinca fra quella frotta di gentiluomini d’ogni colore locale, presente l’avvilito, scalognato, disperato Bartucci, che piange tutte le sue lacrime sulle rovine a cui lo ha ridotto il suo scritturato. Questi ha però promesso che in vita sua non guarderà più in faccia una donna. Ma, non appena Pimpinelli e la Bella Giretti (la ballerina ha finito per ripiegare sulle posizioni del Marchese, in mancanza di meglio) fanno il loro ingresso, essendo alla caccia del fuggiasco, Niccolò si riaccende per la sgonnellante Giretti; c’è da scommettere che farebbe punto e a capo: e immaginate lo strazio di Bartucci! Per colmo di sfortuna (o di fortuna) capita nel luogo malfamato anche Anna Elisa, sotto mentite spoglie di cantante girovaga, essendo anche lei alle calcagna del fuggitivo. Vedere Anna Elisa e riconoscerla, e riaccendersi, è tutt’uno con un ritorno di fiamma: questo ritorno è un bel gioco, e così dura poco. Lo sfarfallone ha finalmente uno sprazzo di ragione: tutto si fa chiaro nel suo cervello, sotto tutte quelle chiome alla Maddalena. Era tempo. Decide di passare il confine, di diventare una persona seria, (dobbiamo credergli?), di andarsene per il mondo, a consolidare la celebrità ed assicurarsi un buon posto nella Storia della Musica e nella posterità. Buon viaggio.

1927 21 febbraio - al Metropol-Theater di Berlino Tauber interpreta il ruolo del protagonista ne Lo Zarevic che si avvicina all'opera lirica, pur mantenendo una struttura che non tradisce l'operetta. In ogni nuova opera è presente una romanza del tenore che deve essere bissata. Frasquita ha "O fanciulla all'imbrunir", Paganini è suggellato da "Se le donne vò baciar", ne Lo Zarevic spicca “La canzone del Volga”, in Federica è presente "O dolce fanciulla".

1929 10 ottobre – La collaborazione con Tauber continua con Il paese del sorriso andata in scena al Metropol-Theater di Berlino, segnata dall’indimenticabile "Tu che m'hai preso il cuor" rielaborazione della sfortunata Giacca gialla.

Nel Paese del sorriso il sentimento legherà una giovane ragazza viennese ad un principe cinese in un turbinio di situazioni e ambientazioni dove l'eleganza europea si alterna allo sfavillante esotismo della Cina, quella che ci ha fatto conoscere il film L'ultimo Imperatore. Così come ai sentimenti veri dei due romantici protagonisti si alternano le allegre e divertenti amenità degli altri buffi personaggi. Lehár nello spartito del Paese del sorriso ha scritto alcune fra le sue pagine migliori che, come nella Vedova allegra, hanno sempre un afflato molto suggestivo e accattivante; momento culminante dell'operetta Tu che m'hai preso il cuor, che sembra scritta apposta per portare il pubblico all'entusiasmo. Vienna, 1910. La giovane e bella Lisa è corteggiata un po' da tutti i migliori partiti di Vienna, compreso il conte Gusti, suo grande amico e confidente. Lisa però è attratta da tutto ciò che è esotico e quindi rimane affascinata quando alla sua festa di compleanno conosce un giovane principe cinese, il principe Sou-Chong. Fra i due il sentimento vero non tarda ad arrivare ma sarà un amore non facile: non sarà semplice fondere le tradizioni e la cultura occidentali di lei e quelle orientali di lui. Ma si sa, l'amore, specialmente fra i giovani, è forte e sicuro di sé: Lisa decide di lasciare l'Europa e parte con Sou-Chong per la Cina. La realtà è però dura anche per chi si ama davvero. Lisa fatica a seguire le severe imposizioni della tradizione cinese. Tschang, zio di Sou-Chong, gli ricorda le antiche leggi del suo paese: l'erede al trono deve sposare quattro donne cinesi, e le nozze con un'europea non sono valide. Sou-Chong suo malgrado è costretto ad obbedire. Lisa è triste e angosciata e trova nella cognata Mi un sostegno. Mi è una giovane che mostra insofferenza verso le tradizioni cinesi e vorrebbe essere libera come lo è Lisa. Giunge intanto Gusti che è riuscito a farsi inviare in Cina come rappresentante della sua società. Con un buffo stratagemma riuscirà ad avvicinare Lisa. Venuto a conoscenza della situazione convince Lisa a tornare in Europa: Lisa e Sou-Chong avevano agito d'impulso, senza pensare, ma la vita sembra aver serbato per ciascuno un diverso destino. Lisa torna in Europa con Gusti ma non riesce a farsi una ragione della fine del suo sogno d'amore e Giusti ripensa alla giovane Mi, la bella cinesina che aveva conosciuto a Pechino. Ma a volte la storia e il destino dei popoli aiutano gli amanti temerari. 1912, la centenaria monarchia Manciù cade, Sou-Chong fugge dal suo Paese insieme alla sorella Mi: le due coppie (Lisa-Sou-Chong, Gusti-Mi) si riformano e questa volta potranno per sempre cantare "Tu che m'hai preso il cuor".

Lehár, che sentiva nuovamente di poter dare molto al teatro musicale, si accontenta ora di amministrare i propri sforzi del passato. Scriverà ancora la sensuale Giuditta, ma la guerra causa una forzata interruzione dell’attività teatrale e getta una luce cupa sul mondo dorato dell’operetta. Lo stile lehariano viene imitato e ripreso da molti. Nico Dostal si assicura buoni successi incamminandosi sulla via tracciata dal compositore de La vedova allegra.

1934 Lasciata l'attività di compositore, Lehàr si dedica quasi esclusivamente alla sua casa editrice Glocken-Verlag.

1940 Durante la seconda guerra mondiale riesce a superare le difficoltà derivanti dalla origine ebraica della moglie grazie alla grande ammirazione che gode presso Hitler.

1944 Dopo la fine della guerra si trasferisce in Svizzera per motivi di salute.

1947 La moglie Sofia muore a Zurigo.

1949 24 ottobre - L'anno successivo, gravemente ammalato e quasi cieco, muore a Bad Ischl. Non saranno gli ultimi anni della sua vita nella quieta cittadina di Bad Ischl a ridargli la dovuta serenità; dopo aver regalato tanti sorrisi musicali, Lehár non ebbe mai la soddisfazione di una piena consacrazione da parte della critica musicale.

OPERETTE

Kukuschka, 27 novembre 1896, Lipsia (Opera - librettista Felix Falzari)

Donne viennesi, 21 novembre 1902, Theater an der Wien, Vienna

Lo schermo, 20 dicembre 1902, Carl-Theater, Vienna

Il maritino, 20 gennaio 1904, Carl-Theater, Vienna

Il matrimonio per scherzo, 21 dicembre, Theater an der Wien, Vienna

Tatjana, 21 febbraio 1905, (R)

La vedova allegra, 30 dicembre 1905, Theater an der Wien, Vienna

Le chiavi del Paradiso, ottobre 1906, (R)

Pietro e Paolo nel paese di Bengodi 1 dicembre 1906, Theater an der Wien, Vienna

Mstislaw il moderno, 5 gennaio 1907, Die Hölle, Vienna

Der Mann mit den Frauen 21 gennaio 1908, Theater an der Wien, Vienna

Il principino, 7 ottobre 1909, Johann Strauß-Theater, Vienna

Il conte di Lussemburgo, 12 novembre 1909, Theater an der Wien, Vienna

Amor di zingaro, 8 gennaio 1910, Carl-Theater, Vienna

Eva, 24 novembre 1911, Theater an der Wien, Vienna

 

Die Spieluhr, 7 gennaio 1911, Die Hölle, Vienna

Rosenstock und Edelweiss, 1 gennaio 1912, Die Hölle, Vienna

La moglie ideale, 11 ottobre 1913, (R) Johann Strauß-Theater, Vienna

Finalmente soli, 30 gennaio 1914, Theater an der Wien, Vienna

Der Sterngucker, 14 gennaio 1916, Theater an der Wien, Vienna

Dove canta l'allodola, 1 febbraio 1918, Königliche Oper, Budapest

La Mazurka blu, 28 maggio 1920, Theater an der Wien, Vienna

La danza delle libellule ( composta insieme a Carlo Lombardo) (R) , Milano, 3 maggio 1922

Frasquita, 12 maggio 1922, Theater an der Wien, Vienna

La giacca gialla, 9 febbraio 1923 Theater an der Wien, Vienna

Cloclo, 8 marzo 1924, Bürgertheater, Vienna

Paganini, 30 ottobre 1925, Johann Strauß-Theater, Vienna

Gigolette, 30 ottobre 1926, Milano

Il figlio dello zar, 21 febbraio 1927, Metropol-Theater, Berlino

Federica, 4 ottobre 1928, Metropol-Theater, Berlino

Il paese del sorriso, 10 ottobre 1929, (R) Metropol-Theater, Berlino

Frühlingsmädel, 29 maggio, 1930, Metropol-Theater, Berlino

Il mondo è meraviglioso, 3 dicembre 1930, Metropol-Theater, Berlino

Il principe della montagna, 23 settembre 1932, (R) Theater am Nollendorfplatz, Berlino

Giuditta, 20 gennaio 1934, Wiener Staatsoper, Vienna

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